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I Vini

Nel panorama enologico regionale il vino era solitamente tenuto in fusti di legno di castagno, abbondante localmente, mentre il rovere di Slavonia doveva essere importato a caro prezzo, date le difficoltà ed i costi dei trasporti. La misura, seppur costosa, era necessaria in quanto a causa dell’alto contenuto in tannino del legno di castagno, la troppa permanenza in questo tipo di botti poteva dare al vino un sapore sgradevole.

Quindi il “Brunello di Montalcino” veniva ad avere alti costi di produzione, sia per il lungo immobilizzo di capitale che per la spesa dei fusti di slavonia. Inoltre il mercato restava limitato anche dalla difficoltà e dal costo del trasporto. La novità della bottiglia bordolese poi, più pesante e non troppo economica, unita alla difficoltà di avere sugheri buoni e sicuri, facevano preferire il fiasco o la damigiana, nessuno dei due modelli di imbottigliamento molto indicato per vini a lungo invecchiamento.

Quindi il “Brunello di Montalcino” era un vino prodotto come rarità e specialità locale limitata al consumo famigliare e per gli amici. La diminuzione del costo dei trasporti ottenuta grazie alla realizzazione delle prime ferrovie, dopo l’unità d’Italia, non determinò un cambiamento nella composizione dei vigneti ma si assistette ad un aumento della produzione di vino “Brunello”, fatto con uve scelte. Alcuni proprietari terrieri furono gli iniziatori di questo fenomeno perché avevano dei vigneti in luoghi particolarmente adatti a dare un vino robusto ma gentile, posti principalmente nei terreni alluvionali ai piedi della collina di Montalcino, sul lato nord-est. Qui avevano vigne i Padelletti con i poderi “Paradisi” e “Rigaccini”; gli Anghirelli con il “Cigaleto”, i Biondi con il podere “La Chiusa”.

Tuttavia sino alla fine degli anni ‘5o la produzione del vino “Brunello di Montalcino” rimase limitata a pochi appassionati viticoltori in quantità limitate e senza vasta diffusione. Nel panorama generale, la fillossera aveva distrutto la maggior parte dei vigneti e la forzata incuria degli anni di guerra fece il resto. Dopo la seconda guerra mondiale si ricomincia a piantare vigneti principalmente od esclusivamente con vitigni di “Brunello”. Ma di questo parleremo poi.
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