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La Famiglia Padelletti

Nella Famiglia Padelletti, due delle recenti generazioni furono falciate da morti precoci. Pierfrancesco Padelletti, uno dei comandanti del Granduca di Toscana, suo figlio Guido, professore di Diritto alla Università di Roma che era stato ferito nel 1866 combattendo con Garibaldi, l’altro figlio Dino professore all’Università di Napoli, morto di peste, tra gli esempi più tristi. Rimase il fratello di Pierfrancesco, il Professor Domenico, Rettore dell’Università di Pisa, ed il piccolo Carlo Augusto, figlio di Guido.

Il Professor Domenico Padelletti decise di stabilirsi di nuovo a Montalcino per curare i beni di famiglia. Piantò nuovi vigneti ed oliveti e fece molte migliorie,vinse molti premi alle varie esposizioni e trasmise al nipote Carlo Augusto un magnifico patrimonio. Carlo Augusto Padelletti fu uomo di molteplici interessi e di incredibile attività. Certamente fu in anticipo sui suoi tempi. Diplomatico, giudice, avvocato, industriale, medico, aveva trovato il tempo di prendere quattro lauree! Per alleviare le condizioni di miseria e la disoccupazione della popolazione di Montalcino seguita alle varie vicende belliche, Carlo Augusto Padelletti volle creare delle industrie.

Sino ad allora a Montalcino l’unica energia era quella umana ed animale, se si eccettuano i molini a gora che lavoravano d’inverno sui fossi. Carlo Augusto ritenne l’energia a vapore già sorpassata e puntò sull’energia elettrica e per questo creò una centrale di questo tipo a Montalcino, azionata, assoluta novità per quei tempi, con un motore a scoppio a gas povero, che trasformava attraverso un gasometro gli scarti del taglio dei boschi. Così Montalcino ebbe l’elettricità per l’illuminazione pubblica prima di Roma e di Firenze. Il geniale Carlo Augusto Padelletti costruì e mise in funzione un molino elettrico, un frantoio elettrico, una segheria ed una tipografia elettriche, una rilegatoria di libri, e perfino industrie per l’utilizzo della radica di erica, abbondante nei boschi.

Nel frattempo non trascurava l’agricultura, introducendo i primi aratri in ferro ed i primi trattori. La vitivinicultura non fu trascurata portò i vini di Montalcino all’estero e vinse premi da Londra a Ginevra ed infine apri un negozio per la vendita dei suoi vini nella stessa città elvetica. Tutta questa frenetica attività divenne eccessiva per lui, e nel 1925 assieme ad altri proprietari terrieri fondò una cantina sociale ed un oleificio sociale. Il Dr. Tancredi Biondi ne divenne il Direttore. Come già accennato, la fillossera distruggendo i vigneti pose fine alla Cantina Sociale, l’Oleificio durò un poco più a lungo. Il Dr. Carlo Augusto Padelletti muore nel 1957.

Comunque dopo la fine della guerra, il figlio Guido aveva preso in mano l’amministrazione dei beni paterni ed aveva cominciato a ripiantare vigneti esclusivamente di Brunello. Dopo la spartizione dei beni paterni, continua a piantare e coltivare vigneti nel podere “Rigaccini”. Data la sua intensa attività professionale, in gran parte all’estero, Guido Padelletti sceglie la via della qualità. Con sei ettari di vigneto Brunello, utilizza solo un quinto della sua produzione di uva, scegliendo quella migliore per produrre circa 8000 bottiglie di un vino riservato agli intenditori. La sua cantina continua ad essere sotto la casa di via Padelletti dove tante generazioni di Padelletti hanno vissuto, sopra le mura della città che Giovanni Padelletti difese a suo tempo.
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